PITECUS

Gidio è chiuso in casa, Fiorenzo, uomo limbo, sta male fisicamente; il professor Stella, videodittatore dipendente, mostra a migliaia di telespettatori alcuni malati terminali, un padre logorroico non si capacita dell'omosessualità del figlio; Saverio, disinvolto ed emancipato, prende la vita così come viene, cosciente del suo fascino fuggevole. Mirella prega intensamente le divinità per essere assunta alle poste, Roscio, di nome e di fatto, frequenta una nuova compagnia di amici che lo sbeffeggiano a tracotanza. La bella addormentata non prende sonno ed il re, stanco di fasce e capricci, tenta di asfissiare il corpicino bambino. Un giovane studente ha un rapporto conflittuale con la radiosveglia mentre mariti annoiati e lussuriosi vengono rapiti dal fascino indiscreto del solito Saverio, borghese che miete amori ed affitta sentimenti. Un nuovo dibattito a tinte fosche analizza il rapporto uomo-droga, un signore solo e mediocre adotta Fernando Rattazzi a distanza, due ragazzi restano a piedi e sfidano le leggi della sopportazione, uomini che tentano di godersi sprazzi di libertà ma, proprio perché a sprazzi, non la riconoscono più. Giovani handicappati incattiviti e solidali si scagliano contro creato e convinzioni, esseri senza ottimismo dividono il proprio corpo pur mantenendo intatto l'istinto luciferino.

Questi personaggi parlano un dialetto frastagliato e tronco, si muovono nervosetti, fanno capolino dalle fessure e dai buchi dei vasi di stoffa variopinti, i menti e le capoccette pensanti spuntano e si alternano dalle sete, dalle reti e dalla juta dando il senso di quartieri popolari affollati dove il gioco e la fantasia alzano il vessillo dell'incomprensione media. Il quadro di scena è la scenografia mista al costume, ogni storia ha il suo habitat, ogni personaggio un corpetto 1 diverso e mortificato.

Pitecus è uno spettacolo che analizza il rapporto tra l'uomo e le sue perversioni: laureati, sfaticati, giovani e disperati alla ricerca di un'occasione che ne accresca le tasche e la fama, pluridecorati alla moralità che speculano sulle disgrazie altrui, vecchi in cerca di un'identità che li aiuti ad ammazzare il tempo prima che il tempo ammazzi loro, persone che tirano avanti una vita ormai abitudinaria, individui che vendono il proprio corpo in cambio di un benessere puramente materiale, esseri che viaggiano per arricchire competenze culturali esteriori e superficiali. Un andirivieni di gente che vive in un microcosmo disordinato e che si racconta con dialetti frastagliati e tronchi facendo capolino dai buchi dei vasi di stoffa variopinti sui quadri di scena, dando il senso di quartieri popolari affollati dove il gioco e la fantasia alzano il vessillo dell'incomprensione media. 

La stoffa dei vasi avvolge i personaggi e li completa: juta, seta, cotone, sintetici, plastica li rendono opachi o scintillanti. Prevale la forma del triangolo, figura mistica un po' per tutte le religioni. I colori, gialli, verdi, azzurri e rossi, riportano al mondo dell'infanzia, alle costruzioni, ai giocattoli di legno.

Non tutto è stato inventato o enunciato: le parole e le loro combinazioni sono infinite, chi vuole farci credere che non c'è più nulla da scoprire è il primo nemico da combattere.

Pria che l'uomo canti due volte e rinneghi il suo spirito libero, lì, a contatto di gallo, l'uomo alzerà gomito e cresta e cozzerà le sue basse ambizioni contro un soffitto di inutile speranza

di  Flavia Mastrella Antonio Rezza
con Antonio Rezza

Quadri di scena Flavia Mastrella
(mai) scritto da Antonio Rezza
assistente alla creazione Massimo Camilli
Disegno luci Mattia Vigo

SABATO 29 OTTOBRE 2016 ORE 21

Biglietto intero 16 €  -  Biglietto ridotto 14 €
Teatro Comunale di Formello J.P. Velly
 
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